luca ferri

film director

colombi

una coppia d'innamorati trascorre insieme un secolo di vita mentre le mode, gli oggetti e i film si susseguono in una lenta ed inesorabile discesa verso il raccapriccio.
la loro ossessione per i pomelli ottagonali delle caffettiere e per il design anonimo li accompagnerà lungo il passare delle decadi.
invecchiando e perdendo lentamente le forze, ma mai la lucidità, preferiranno escludere il mondo, oscurando e sigillando le persiane della loro abitazione e rinchiudendosi in loro stessi, sfogliando vecchie enciclopedie di animali estinti.


a couple of lovers spends together a century of life, while trends, objects and films decline towards the horror.
they will be obsessed with the octagonal knobs of coffee pots and anonymous design all of their life.
aging and slowly losing their strength, but never their clarity of mind, they will prefer excluding the outer world, darkening and shuttering their house and withdrawing into themselves, browsing through old encyclopaedias about extinct animals.


una società di servizi | a society of services

in un gigantesco spazio coperto si sviluppano reti di servizi ed attività umane. flussi di persone scorrono in una dimensione architettonica asettica come le relazioni dei suoi passanti che si muovono sulle note di musiche ambientali ripetitive e sedanti.


in a huge indoor space, networks of services and human activities take place. streams of people flow in an architectural dimension as aseptic as the relationships of its people, moving on the notes of a recurring and sedating background music.


cane caro | dog, dear

un anziano signore porta il suo amato cane in una severa clinica da un dottore russo somigliante ad adorno. il sangue del suo quadrupede deve essere pulito attraverso alcune macchine automatiche. nella lunga ed estenuante attesa osserva gli adempimenti medici e tutti i movimenti degli infermieri mentre riflette sul piacere che prova nell’affidarsi agli automatismi dei procedimenti meccanici.


an old man takes his beloved dog to a severe hospital run by a russian doctor who looks like adorno. his quadruped’s blood has to be cleaned by some automated machines. during his long and draining wait, he observes the medical fulfilments and all the assistants’ actions reflecting on the pleasure he feels in relying on the automatisms of the mechanical procedures.


tottori

a tottori in giappone, nel territorio desertico più piccolo del mondo con una superficie di 30 km², dove venne girato il film la donna di sabbia di hiroshi teshigahara, ogni anno più di due milioni di persone si recano in visita di questo luogo in continua trasformazione, modellato dalle correnti marine e dal vento. come descritto nella composizione musicale del film, punti per suoni elettroacustici 2015 di dario agazzi, i “punti” umani con i relativi ombrelli vagano in un paesaggio quasi metafisico.


in tottori, japan, the smallest desert place in the world with an area of 30 km², where hiroshi teshigahara directed his film woman in the dunes, every year more than two million people come to visit this place, constantly changing, shaped by ocean currents and winds. as described in the composition of the film, punti for electronic sounds 2015 by dario agazzi, the human “points” with their umbrellas, wander in an almost metaphysical landscape.


curzio e marzio | curzio and marzio

una produzione | a production enecefilm

opera picaresca in due atti di | picaresque work in two acts by dario agazzi
cinematografata da | filmed by luca ferri

curzio e marzio sono due picari che rappresentano le due facce della stessa medaglia: il primo con i baffi, il secondo con dei cappelli. sono morti e non lo sanno. nel primo atto si incontrano, si presentano e comprendono di essere entrambi alla ricerca di sant'alessio. ogni loro apparizione è un continuo mutamento di baffi e cappelli dalle varie forme. nel secondo atto capiranno di essere morti e incontrando il santo scopriranno che ha il loro stesso volto. una fanfara in vece di una marcia funebre concluderà l'opera e la loro esistenza.


curzio and marzio are two picaroons who represent the same two sides of the same coin: the first one with moustaches, the second one with hats. unknowingly dead, the picaroons meet in the first act and, after the introductions, they understand they are both looking for sant'alessio. at whatever time curzio and marzio appear, they change moustaches and hats. in the second act the picaroons understand they are dead and meeting sant'alessio they will discover he has their same face. a fanfare, instead of a funeral march, will end the work and their existence.


ridotto mattioni | mattioni

registi | directors: luca ferri & giulia vallicelli
musica | music: dario agazzi
montaggio | editing: luca tanzini
consulente scientifico | architecture consultant: giorgio calegari

una sinfonia urbana circolare, affiancata dall'esposizione della partitura originale “16/49 (rondeau) per organo sintetico 2014” del compositore dario agazzi.
utilizzando un supporto cinematografico quale la pellicola in bianco e nero, i registi intendono indagare l’opera dell'architetto luigi mattioni, figura di primo piano per la trasformazione di milano nel secondo dopoguerra.
ridotto mattioni avvicina elementi architettonici ad elementi musicali ricorsivi, ripercorrendo i segni del mutamento di una città che sta definendo ancora una volta la propria identità.


a circular urban symphony, flanked by the original music score "16/49 (rondeau) per organo sintetico 2014" by the composer dario agazzi.
using black and white super8 film, the directors intend to investigate the work of the architect luigi mattioni, a leading figure in the transformation of milan after world war II.
ridotto mattioni approaches both architectural and musical elements in a recursive way, retracing the signs of change of a city that is defining its identity once again.


abacuc

abacuc vive in una casa ferroviera con un giardino triangolare tagliato per un suo lato dal passare incessante dei treni.
non proferisce parola. le uniche parole che si odono provengono da una voce meccanica fuori campo, mentre lui solleva una cornetta telefonica con il filo staccato. è l’attore di sé medesimo senza spettatore alcuno. in lui non v’è lirismo o dramma, ma solo un enorme rigore geometrico e una naturale inclinazione per il grottesco esistente.
le sue giornate sono scandite da passeggiate cimiteriali in cui il cimitero appare l’unico luogo di conforto per proteggersi dalla città. abacuc è “l’ultimo uomo”, forse un superstite. le scarne vicende quotidiane saranno sempre le stesse, reiterate come un’eterna sinfonia inceppata, a volte legge un catalogo sul cemento armato, a volte qualche strambo libro d’illustrazione sovietica. è come se venisse assorbito in un'altra dimensione in cui per qualche attimo si troverà fuori dal suo cul de sac.
un evento sembra togliere il protagonista dalla sua solitudine catastrofica, la reiterata visita ad una donna che rimane celata e con la quale comunica tramite citazioni letterarie; ma anche questa via è un vicolo cieco: la presenza femminile è solo lo sdoppiamento di abacuc.


abacuc lives in a railway house with a triangular garden, constantly assaulted by the never-ending passage of trains. he does not utter a word. the only words come from the off-screen sound of a mechanical voice, when he lifts a disconnected receiver. he is playing himself in front of no audience. No lyricism or drama in him, only a huge geometrical rigour and a natural inclination for the living grotesque.
his days are arranged by cemetery walks and the cemetery seems the only place where to find solace and protection from the city. abacuc is "the last man", perhaps a survivor. the bare daily events will keep on repeating themselves, reiterated in an eternally jammed symphony: sometimes he reads a catalogue about reinforced concrete, sometimes some bizarre books with soviet illustrations. it is as if he would be swallowed up in another dimension and, for a brief moment, he is out of his cul-de-sac.
an event removes him from his catastrophic solitude: the repeated visit of a concealed woman, with whom he converses through literary quotations. but even this path leads to a dead end: the womanly presence is nothing but abacuc's double.


caro nonno | dear grandpa

tre nipoti accomunate dalla stessa voce meccanica scrivono una lettera al loro “caro nonno”.

forse sono gemelle, di certo si assomigliano come sorelle. si trovano geograficamente agli opposti, eppure nello stesso posto. confessano le loro misere e paralizzate esistenze al loro despota ottuagenario, chiedendogli il perché di tanto rancore nei confronti di goethe, calvino e wallace e il perché di un amore-odio inconfessato e inconfessabile per stravinsky.

l’apparizione del nonno chiarirà ogni dubbio.


three granddaughters with the same mechanical voice write a letter to their “dear grandpa”.

maybe they are twins, surely they resemble each other like sisters. they find themselves in different countries, yet in the same place. they confess their miserable and paralyzed lives to their octogenarian despot, asking him the reason for his resentment for goethe, calvino and wallace and the reason for his unmentioned and unmentionable love-hate for stravinsky.

the appearance of the grandfather will clarify all doubts.


habitat [piavoli]

la casa, gli oggetti, le stampe e la natura di franco piavoli. a loro abbiamo chiesto di parlare.

asciutta ricostruzione del mondo in cui vive uno dei più grandi e appartati registi italiani.

il peso della parola e del riprendere quel che si dice, del cinema come inganno, rivelazione e marchingegno. egli ci parla ed è credibile, perché sappiamo che ci dice di qualcosa che conosce.

il tempo che abbiamo condiviso con lui è il risultato di questo lavoro.


franco piavoli and his house, objects, prints and nature. we asked them to speak.

mere reconstruction of the world one of the greatest yet withdrawn italian directors lives in.

the importance of words and of shooting what is said, of cinema as deception, revelation and mechanism. he speaks to us and he is reliable, because we know he tells us something he knows.

the time we shared with him is the result of this work.


ecce ubu

il film è un calcolo matematico che per compiersi necessita di un’apparizione patafisica.

sessanta scene girate in super 8, di diversa estrazione, sono state recuperate dall’archivio “cinescatti” di lab80film. sono filmati elementari di viaggi, di vita familiare o di manifestazioni, ma anche filmati “non filmati”, registrati per dimenticanza di spengimento dell’apparecchio filmico.

l’opera non s’interessa a nessuna ricostruzione storica o rievocazione di un mezzo ormai deceduto, ma si limita a creare un meccanismo rigoroso. le sessanta scene passeranno in modo sistematico e graduale, dalla più veloce alla più lenta. dapprima ogni scena occuperà un secondo, poi due, tre, e via dicendo, per arrivare all’ultima sequenza, che dovrebbe essere la più fedele e cronologicamente esatta, ma che sarà essa stessa finzione, come le precedenti, in quanto cinema.


ecce ubu is a mathematical calculation that needs a pataphysical apparition to be completed.

sixty scenes directed in super8 have been chosen in the cinescatti archive of lab80film. they are small movies about journeys, family life and parades, but also movies “not movies”, recorded while the camera was inadvertently on.

ecce ubu wants to create a rigorous machinery. the scenes will go methodically and gradually from the fastest to the slowest, starting from one second, two seconds, and so on. the last sequence should be the most chronologically correct, but it will be fiction as well, being cinema.


kaputt/katastrophe

in una zurigo soleggiata ed estiva i giovani di tutta europa si sono dati appuntamento per la street parade.

l’obiettivo è quello di essere diversi, originali, modernamente proiettati alla sovversione dello stato attuale delle cose. la nuova regola per le prossime otto ore è la trasgressione delle regole. tutti sono improvvisamente diventati attori senza spettatore alcuno nell’intento sbilenco di rappresentare disgraziatamente se stessi.

una partitura musicale rigorosamente scritta viene stancamente e ossessivamente suonata mentre una voce meccanica off ci ripete di una umana condizione catastroficamente immutata e immutabile. nel deforme e grottesco fluire delle vicende umane appare improvvisamente un vetusto alpeggiatore barbuto a guardarci e guardare per qualche secondo. forse è una tregua, immaginiamo un luogo per sperare, ma poi tutto ricomincia come se nulla fosse accaduto dal medesimo punto dove tutto non è mai iniziato.

non c’è luogo, non c’è vita, non c’è modo di sperar, non c’è.


in a sunny and summer zürich, young people from all europe meet for the street parade.

the purpose is to  be different, original, modern projected to the subversion of the current status. the new rule for the next eight hours is breaking the rules. everyone has become an actor without spectators, trying to represent himself.

a musical score, severely written, has been wearilyand obsessively played while an off mechanical voice repeats us of a catastrophically unchanged and unchangeable human condition. in the deformed and grotesque flow of human events, an old beardedfarmer suddenly appears, looking around and staring at us for a moment.  maybe it’s a rest, a place to hope, but then everything starts again as anything happened, in the same point where everything didn’t start.

there’s no place, no life, no way to hope, there’s not.


magog [o epifania del barbagianni]

la pianura padana come luogo dell'assurdo. groviglio incestuoso di stratificazioni architettoniche e fallimenti edilizi.

palme, vuoti urbani, pieni urbani e palme al neon. piscine montate in cinque giorni. villaggi neogotici ricostruiti.villette su villette. cumuli di ulivi e abusi decorativi. rivestimenti infiniti su altri materiali di cui ci si vergogna. pietre applicate e case varicella. il manifesto esterno di questo consumo è il medesimo capitombolo interno delle sue marionette di carne. dissensatezze linguistiche e sbaciucchioni al telefono. infiniti lazzaretti sonori.

parole rubate con un registratore, di nascosto. la mascherata del reale come simulacro di verità, umani e loro manufatti.


the po valley as place of the absurd. architectural stratifications and building failures.

palms, urban voids, urban fullness and neon palms. pools built up in 5 days. neo-gothic villages reconstructed. the external meaning of this consumption is the same internal failure of its flesh puppets.

words stolen by a recorder, in secret. the masquerade of reality as simulacrum of the truth, humans and their artifacts are put on stage.


di nuovo giggi e il rattan

in un brodo primordiale sono a lenta cottura gli esseri umani capitati per caso o volontà ad héviz, un lago termale salato nel cuore dell'ungheria.

in questa immensa pentola naturale i loro corpi si sostituiscono agli ingredienti delle normali pietanze, e mentre cuociono si muovono ma stanno fermi, mettono colorati cappelli e si confondono con le alghe sottostanti.

i loro stanchi movimenti nell’acqua si raccordano con la musica in questa totale e artefatta impasse.


in a primordial soup human beings, who came to héviz by chance or choice, are slowly cooking in a thermal lake in the heart of hungary.

in this large natural pot their bodies replace the ingredients of the dishes and, while they are cooking, they move but they stand still, putting coloured hats and merging with the algae below.

their bored water movements synchronize with the music in this total and artificial impasse.


white out

videoclip for barachetti / ruggeri

boujou, la sua gallina ed il suo asino nel paese rurale di ait zneb, alle spalle della catena montuosa dell’atlante, distante dal deserto conosciuto delle dune del sahara, ma non dall'industria del cinema di ouarzazate.
dopo una lunga e forzata messa in scena d’immobilità pittorica in cui boujou resta impassibile a dorso del suo asino, quest'ultimo si spazientisce obbligando l’uomo e la sua gallina ad un lento ritorno verso casa.


boujou, his hen and his donkey in the rural village of ait zneb, behind the atlas mountains, far from the known desert of the sahara dunes but not from the movie industry of ouarzate.
after a long and forced pictorial staging of immobility, where boujou stays on the back of his donkey, the donkey gets impatient forcing the man and his hen to a slow return home.